Ipse dixit
Perché è con questa forma, con questo utensile dolce che la mamma imbocca la prole. Perché contiene ma non racchiude, raccoglie ma non infilza, mescola e non separa. Perché due che si vogliono bene a letto dormono insieme imitando, ricalcando le sue linee. Perché, quando diventa parabola, percorso e traiettoria di un oggetto sferico, allora stupisce. Perché è l’ultimo arnese con cui la saggezza popolare ramazza i resti di un disastro. Perché porta a spasso e a destinazione la goccia amara di medicina e pure il miele, il cacao e la crema. Perché ci si sbatte lo zabaione, ci si gira lo zucchero del caffè. Perché i reclusi, nei film, ci scavano cunicoli per evadere. Perché è antico ma non obsoleto, orgogliosamente occidentale nella sua superiorità di fronte ad ogni zuppa, ma non per questo xenofobo. Perché il vero e il reale, la storia e la vita, l’umana ragione e il mondo degli umani son tutti come lui: hanno curve, non son lisci, ma concavi e convessi.
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